10. Man Ray: quando la fotografia diventò Arte

Man Ray (1890-1976) è stato un artista americano. Nato Emmanuel Radnitzky, da una famiglia di sarti russi di origine ebraica immigrata in America, cambiò il suo nome in Man Ray poco più che ventenne. Non si conoscono molti suoi dettagli biografici, dacché lui stesso ne fu avaro, arrivando persino a rinnegare di aver mai avuto un nome diverso.

Fotografo, scultore, pittore, ma soprattutto sperimentatore avanguardista, nella sua autobiografia “Self Portrait” (autoritratto) evoca la sua vocazione agli esperimenti sin dalla gioventù, raccontando come primo episodio artistico quella volta che stavano ridipingendo casa e decise bene di mettere le mani nella pittura fresca.

Irriverente provocatore, conobbe Duchamp a New York e con lui percorse gli albori del dadaismo; la sua più nota scultura rimane proprio il Ready Made “Gift” (regalo), un ferro da stiro reso inutilizzabile da 14 spuntoni piantati nella piastra, o come disse lui: “riconvertito ad un nuovo uso: ridurre un abito in brandelli”.

Conobbe e frequentò tutti gli artisti dell’epoca nel fervido ambiente della Parigi degli anni ‘20. Di lui Henri Rousseau scrisse: “Tu, Picasso ed io siamo i più grandi artisti del nostro tempo”. Oggi Man Ray è esposto nei più prestigiosi musei del mondo. Al MoMa, “La funambola si accompagna con le sue ombre”, una delle sue prime opere, è esposta in buona compagnia di Picasso, De Chirico, Picabia, Rodchenko e Duchamp.

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Ma Man Ray è nella cultura pop noto soprattutto per le iconiche fotografie in bianco e nero; divenne il fotografo surrealista per antonomasia. Si avvicinò alla fotografia entusiasmato dalla frequentazione della Gallery 291 di Stieglitz, nella Fifth Avenue di New York. Negli anni della sua produzione, ci fu un vasto dibattito sull’estetica delle fotografie, considerate, dai più (e, talvolta, dallo stesso Ray), un gradino al di sotto della pittura.

In merito a queste diatribe, espresse il meglio delle sue contraddizioni. Disse: “Dopo aver ascoltato per parecchi anni le futili, interminabili discussioni dei concettosi esteti sulla questione se la fotografia sia arte, presi la mia decisione e risolsi il problema, affermando senza mezzi termini: «La fotografia non è Arte».” Ma anche: “un’idea può nascere da un’unica parola, anche se un’immagine può valere migliaia di parole, una sola parola può determinare la creazione di migliaia di immagini. Ecco che cosa aveva realizzato la fotografia.”

La fotografia è per Man Ray un metodo “economico” e “veloce” per esprimere il punto di vista dell’artista. “Un certo disprezzo per il materiale impiegato per esprimere un’idea è indispensabile alla percezione più pura dell’idea stessa”. Per questo ripudiò continuamente l’eccellenza tecnica.

“Ci sarà sempre qualcuno che guarderà solo la tecnica e si chiederà ‘come’, mentre altri di natura più curiosa si domanderanno ‘perché’”.

La fotografia fu soprattutto un modo per dar sfogo alla sua incredibile vocazione sperimentale. Ai quei tempi, la fotografia era un procedimento chimico ben preciso, che Ray si preoccupava bene di scombussolare. “Quando facevo delle fotografie, quando ero nella camera oscura, evitavo di proposito tutte le regole, mescolavo sostanze più insensate, utilizzavo pellicole scadute, facevo le cose peggiori contro la chimica e la fotografia”.

Da queste sperimentazioni nacquero i Rayogrammi, una tecnica simil fotografica nel quale si utilizzavano alcuni passaggi dello sviluppo fotografico senza l’ausilio della macchina fotografica. Posizionando degli oggetti su carta fotografica nella camera oscura, con l’uso della luce per impressionare la carta, immergendo successivamente la carta nel liquido di sviluppo e poi in quello di fissaggio, prendevano forma delle opere simili a radiografie.

Scegli una delle fotografie di Man Ray e usala idealmente come fosse una cartolina. Scegli un mittente ed un destinatario, reali o di fantasia, in un contesto a tua scelta. Scrivi un testo immaginando di spedire la cartolina con quella foto. L’immagine potrebbe anche non avere alcun nesso con il testo della cartolina.

Variante libera. Utilizza una delle foto di Man Ray come ispirazione per un testo libero: poesia, prosa, stream of consciousness, qualsiasi tipo di produzione va bene.

Ritagliare l’occhio dalla fotografia di chi si è amato ma non s’è più rivisto. Attaccare l’occhio al pendolo di un metronomo e regolare il peso in base al tempo desiderato. Con un martello manovrato ad arte cercare di distruggere il tutto con un sol colpo.

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